Nepal
Il paradiso in bilico
di Mimmo Lombezzi
Oggi, quello che 15 anni fa era uno dei paesi più pacifici del mondo, il Nepal, è una nazione allo stallo. Una coalizione di 22 partiti guidata dai comunisti fronteggia un'opposizione maoista, fortissima in parlamento, e ancora più forte in piazza. E la popolazione, ne soffre le tante contraddizioni e le infinite difficoltà.
L'isolamento, spiega anche la persistenza di certe tradizioni. Come rinchiudere la moglie in un pollaio almeno 5 giorni al mese. A Tatapani, nel distretto di Suket, dove vivono i Dalit, cioè gli "intoccabili", è possibile. Entrare nel villaggio è fare un salto indietro di secoli. Qui vice ancora il "Chaupadi", cioè l'obbligo per le donne di star fuori casa durante i giorni del ciclo. La scatola dove passano da 5 a 7 giorni al mese-talora in condominio con le capre-dista solo pochi metri dalle case vere e proprie, ma la barriera psicologica e fisica è invalicabile. La ciotola del cibo viene lasciata dai parenti a pochi metri dalle donne in modo da non avere alcun contatto fisico con loro. Una donna che si chiama Mina e ha 37 anni si è ribellata, ma solo perché ha avuto l'appoggio del marito, mentre il 90% delle altre preferisce piegarsi. Contro la pratica della segregazione si batte Save the Children che lavora con una rete di scuole per contrastare la pressione delle famiglie e degli anziani.
La rigidità di queste tradizioni si riflette anche nella piramide delle caste, che spesso maschera un sistema di sfruttamento di tipo feudale. Nel distretto di Kanchapur, Storie di Confine ha incontrato alcuni dei 100.000 kamaya (schiavi), liberati pochi anni fa da una legge del parlamento. La loro storia sembra uscita dai testi di Marx: alcuni hanno passato quasi mezzo secolo a lavorare per i latifondisti per riscattare debiti ridicoli contratti dai padri o dai nonni, quando vennero espropriati delle loro terre. Recentemente, ai più fortunati infatti (circa 4000), è stato assegnato un campo coltivabile, ma moltissimi sono stati semplicemente sbattuti fuori dai latifondi senza mezzi di sussistenza, mentre il 30% ha ricevuto dal governo terre improduttive o esposte alle inondazioni.
Un altro problema di cui soffre un paese in cui un terzo della popolazione vive sotto al livello della povertà, è quello dell?acqua potabile e dell'igiene. Con i fondi raccolti in Italia da Mediafriends, Save the Children ha proceduto all?istallazione di bagni e serbatoi d'acqua in un migliaio di scuole, promuovendo anche programmi radiofonici gestiti dagli studenti, che diffondono informazioni di base per contrastare sul nascere epidemie di diarrea e di colera.
Fra i profughi di un villaggio spazzato dalla piena, Storie di confine scopre una bambina di un anno e mezzo, febbricitante. Portata immediatamente all'ospedale dalla squadra di Save the Children, si scoprirà che si trattava di febbre tifoidea e malaria e che se fosse rimasta all'addiaccio avrebbe rischiato di morire. Talora la tv serve a qualcosa?